Terza tranche di una tantum per il CCNL Servizi Assistenziali – Anpas



Erogata, nel mese di ottobre, la terza e ultima tranche di una tantum al personale dipendente dall’ANPAS e dalle realtà operanti nell’ambito socio-sanitario, assistenziale, educativo, delle pubbliche assistenze


Ai lavoratori in forza al 30/09/2018 verranno erogati, a titolo di una tantum per il periodo 01/01/2017 – 30/09/2018 gli importi di cui alla tabella di seguito riportata, riproporzionati all’effettivo periodo di lavoro prestato.
L’ importo prevede tre tranches di pari importo con le competenze dei mesi di dicembre 2018, maggio 2019, ottobre 2019.



















































Posizione economica

1

2

3

4

5

6

Categoria A 238,09 245,24 252,38 264,28 276,19 288,09
Categoria B 252,38 264,28 276,19 288,09 300,00 316,66
Categoria C 276,19 288,09 300,00 316,66 335,71 357,14
Categoria D 316,66 335,71 358,09 378,57 400,00 433,33
Categoria E 335,71 357,14 378,57 400,00 433,33 459,52
Categoria F 378,57 400,00 433,33 497,62 552,38 666,66

Il sistema informativo sul Reddito di cittadinanza


È stato adottato il DM n. 108/2019 che istituisce il sistema informativo sul Reddito di cittadinanza. Nell’ambito del sistema informativo del Rdc sono previste due piattaforme, che consentono di gestire i percorsi di reinserimento lavorativo o di inclusione sociale.


Nell’ambito del Sistema informativo operano le seguenti due piattaforme:
a) la piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto per il lavoro, istituita presso l’ANPAL per consentire l’attivazione e la gestione dei Patti per il lavoro e supportare la realizzazione di percorsi personalizzati di accompagnamento all’inserimento lavorativo. Attraverso la piattaforma i Servizi per il lavoro comunicano con l’ANPAL, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l’INPS;
b) la piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto di inclusione sociale, istituita presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per il coordinamento dei Servizi competenti per il contrasto alla povertà dei Comuni, in forma singola o associata, al fine di supportare la realizzazione di percorsi personalizzati di accompagnamento all’inclusione sociale e per finalità di verifica del possesso dei requisiti da parte dei beneficiari. Attraverso la piattaforma i Comuni, che si coordinano a livello di Ambito territoriale, comunicano con il Ministero e con INPS.
Il trattamento dei dati avviene nel rispetto dei principi di minimizzazione, integrità e riservatezza dei dati personali, secondo modalità e termini stabiliti nei relativi Piani Tecnici.


Piattaforma del Rdc per il Patto per il lavoro
La piattaforma del RdC per il Patto per il lavoro si compone di tutti gli strumenti necessari per l’attivazione e gestione del patto per il lavoro a favore dei centri per l’impiego. La piattaforma digitale si avvale del sistema di cooperazione applicativa con i sistemi informativi regionali del lavoro per lo scambio delle informazioni, e si compone di due sezioni:
– il Sistema per la gestione dei flussi dati amministrativi e della condizionalità;
– il Sistema per la fruizione continua dei servizi di accompagnamento.


Il Sistema per la gestione dei flussi dati amministrativi e della condizionalità interessa due principali gruppi di flussi informativi:
a) Flussi per l’invio ai sistemi informativi regionali e la ricezione dagli stessi delle informazioni;
b) Flussi per l’invio delle informazioni ad INPS.


Attraverso il flusso di cui alla lettera a), il Sistema, tramite cooperazione applicativa e funzionalità applicative dedicate, mette a disposizione dei Servizi per il Lavoro territorialmente competenti, assicurando accessi selettivi, le informazioni relative a: lista dei beneficiari tenuti alla stipula del patto per il lavoro; comunicazioni pervenute da INPS relative ai casi di revoca o decadenza del beneficio; scheda Anagrafico-Professionale; dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID); curriculum Vitae inseriti dai beneficiari (CV), nell’ambito del Patto per il lavoro; Job Vacancy inserite dalle aziende (JV); appuntamenti fissati dai beneficiari su Portale ANPAL.
Attraverso tale flusso, il Sistema riceve dai Servizi per il Lavoro territorialmente competenti, durante la fase propedeutica alla sottoscrizione del patto per il lavoro nonché alle successive attività, tramite cooperazione applicativa e funzionalità applicative dedicate, le informazioni relative a disponibilità degli uffici per gli appuntamenti; eventi relativi alla condizionalità; aggiornamento della Scheda Anagrafico-Professionale; patti per il Lavoro; misure di politica attiva; comunicazioni obbligatorie.
ANPAL, con riferimento ai flussi per l’invio delle informazioni ad INPS, mette a disposizione di INPS, tramite cooperazione applicativa, le informazioni relative a comunicazioni ai fini della condizionalità; comunicazione obbligatorie inerenti all’assunzione di beneficiari del Reddito di Cittadinanza assunti mediante offerta congrua nell’ambito del percorso sottoscritto con il Patto per il lavoro.


Piattaforma del Rdc per il Patto per l’inclusione sociale
La piattaforma del Rdc per il Patto per l’inclusione sociale si compone di tre sezioni:
a) Sistema gestionale dei Patti per l’inclusione sociale;
b) Controlli anagrafici;
c) Progetti utili alla collettività.


Nella sezione di cui alla lettera a), sono messe a disposizione dei Comuni, che si coordinano a livello di Ambito territoriale, le informazioni di seguito indicate: assegnazione dei nuclei beneficiari agli operatori con funzione di figura di riferimento ai sensi dell’articolo 6, comma 9, del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147 (“case manager”); convocazione dei beneficiari; analisi preliminare; quadro di analisi approfondito; patto di inclusione sociale; monitoraggio del patto.


Nella sezione della Piattaforma di cui alla lettera b), sono messe a disposizione dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente e, nelle more del suo completamento, dei Comuni le informazioni per la verifica dei requisiti di residenza e soggiorno. Ai fini della verifica del requisito di residenza in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo, ove necessario, le informazioni sono messe a disposizione dei diversi Comuni in cui risulta aver riseduto il singolo dichiarante. Gli esiti della verifica sono messi a disposizione dell’INPS per il tramite della Piattaforma.
La sezione di cui alla lettera c), contiene le informazioni sui progetti attivati dai Comuni nelle forme e con le caratteristiche definite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare ai sensi dell’articolo 4, comma 15, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, entro sei mesi dalla data di conversione del decreto in commento.


Piano tecnico di interoperabilità delle Piattaforme del Rdc.

Infortunio sul lavoro, la responsabilità di “posizione” del legale rappresentante


La responsabilità “di posizione” del legale rappresentante, in qualità di datore di lavoro alle cui dipendenze lavori l’infortunato, può discendere dall’assenza di deleghe di funzione in materia di valutazione dei rischi e dalla sua assenza in sede al momento dell’infortunio, il che rende ancora più evidente la sua condotta omissiva, avendo il medesimo consentito che il dipendente operi in condizioni di assoluta mancanza dei più elementari presidi in materia di sicurezza (Corte di Cassazione, sentenza 08 ottobre 2019, n. 41217)


Una Corte di appello territoriale aveva confermato la sentenza del Tribunale di prime cure e, in particolare, il giudizio di responsabilità nei confronti del legale rappresentante di una società, esercente l’attività di carpenteria-saldature in ferro, per il reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche, in danno di un proprio dipendente, che veniva colpito alla testa, rimaneva schiacciato e quindi decedeva, a causa del crollo di una gru a bandiera, presso la sede operativa della società in parola. La Corte territoriale aveva ravvisato la sussistenza del comportamento colposo e del nesso causale a carico del legale rappresentante, oltre che dei soci e dei legali rappresentati della diversa società che ne aveva eseguito il montaggio, per aver messo a disposizione dei propri dipendenti un macchinario intrinsecamente pericoloso, perché non adeguatamente ancorato al suolo e destinato al crollo durante gli esercizi di carico, senza la verifica di prima istallazione, cioè del collaudo prescritto dalla normativa in materia di sicurezza. Altresì, il medesimo era responsabile per aver omesso di valutare i rischi derivanti dalla installazione della gru e per non aver formato adeguatamente il dipendente in relazione al rischio specifico e, in particolare, all’utilizzo di una gru priva dei necessari collaudi di prima installazione.
Avverso tale sentenza propone così ricorso in Cassazione il legale rappresentante, lamentando nella sentenza impugnata un travisamento dei fatti in ordine alla prova che il medesimo avesse messo in esercizio ed a disposizione del dipendente la gru non collaudata; il dipendente, infatti, l’aveva utilizzata a sua insaputa e senza averne il permesso.
Per la Suprema Corte il ricorso è inammissibile. Il motivo addotto, nella parte in cui mette in discussione la ricostruzione dei fatti con riferimento alla mancanza di collaudo e alla messa in opera, svolge essenzialmente generiche censure in fatto, smentite dalla dinamica dell’infortunio cosi come ricostruita dai giudici di merito, sulla base degli accertamenti dei consulenti tecnici di parte, l’esame dei testi, delle dichiarazioni dei coimputati e della documentazione acquisita. Il motivo esula pertanto dal novero delle censure deducibili in sede di legittimità, investendo profili di valutazione della prova e di ricostruzione dell’evento, riservati alla cognizione del giudice di merito, le cui determinazioni sono insindacabili in Cassazione ove sorrette da motivazione congrua, esauriente ed idonea a dar conto dell’iter logico-giuridico seguito dal giudicante e delle ragioni del decisum. In tema di sindacato del vizio di motivazione, infatti, il compito del giudice di legittimità non è quello di sovrapporre la propria valutazione a quella compiuta dai giudici di merito in ordine all’affidabilità delle fonti di prova, bensì di stabilire se questi ultimi abbiano esaminato tutti gli elementi a loro disposizione, se abbiano fornito una corretta interpretazione di essi, dando esaustiva e convincente risposta alle deduzioni delle parti, e se abbiano esattamente applicato le regole della logica nello sviluppo delle argomentazioni che hanno giustificato la scelta di determinate conclusioni a preferenza di altre.
Nel caso di specie, la Corte territoriale ha preso in esame tutte le deduzioni difensive ed è pervenuta alle sue conclusioni attraverso un itinerario logico-giuridico in nessun modo censurabile, facendo discendere la responsabilità “di posizione” del legale rappresentante, in qualità di datore di lavoro alle cui dipendenze lavorava l’infortunato. In particolare, non era risultato che l’imputato avesse delegato alcuna funzione in materia di valutazione dei rischi e la sua mancata presenza in cantiere al momento dell’infortunio, lungi dall’escluderne la responsabilità, rendeva ancora più evidente la sua condotta omissiva, avendo egli consentito che un suo dipendente operasse in condizioni di assoluta mancanza dei più elementari presidi in materia di sicurezza.


Comunicato del 10/10/2019 dalla CNCE



La CNCE pubblica un comunicato con i nuovi valori del contributo contrattuale Prevedi e Previdenza Cooperativa


Si riporta la tabella di cui al Comunicato CNCE, relativa ai nuovi valori mensili e orari del contributo contrattuale Prevedi e Previdenza Cooperativa, in vigore dal 1 ottobre 2019.


TABELLA VALORI MENSILI E ORARI
CONTRIBUTO CONTRATTUALE PREVEDI E PREVIDENZA COOPERATIVA
IMPIEGATI – CONTRIBUTO CONTRATTUALE
Valori mensili



























LIVELLI

1° ottobre 2019

8 (*) 25,00
7 20,00
6 18,00
5 15,00
4 14,00
3 13,00
2 11,70
1 10,00


(*) solo per le imprese Cooperative, nel rispetto di quanto previsto all’allegato 10 al CCNL 18/7/2018


OPERAI – CONTRIBUTO CONTRATTUALE
Valori orari (**)






























LIVELLI

1° ottobre 2019

a) Operai di produzione
Operaio di quarto livello 0,0959
Operaio specializzato 0,0890
Operaio qualificato 0,0801
Operaio comune 0,0685
b) Custodi, guardiani, portinai, fattorini, uscieri e inservienti 0,0570
c) Custodi, portinai, guardiani con alloggio 0,0570


APPRENDISTI – CONTRIBUTO CONTRATTUALE








IMPIEGATI 10 euro mensili
OPERAI 0,07 euro orari (**)


(**) il contributo complessivo di ciascun lavoratore dovrà essere arrotondato al centesimo di euro

Mancata comunicazione delle effettive ragioni di assenza dal lavoro: licenziamento


In tema di licenziamento, l’omessa comunicazione dello stato di detenzione costituisce violazione degli obblighi di correttezza e buona fede che incombono sul lavoratore, pertanto tale condotta è di gravità tale da giustificare il recesso del datore.


È quanto ribadito dalla Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di un lavoratore licenziato per aver comunicato in ritardo il proprio stato di privazione della libertà personale per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. I giudici hanno osservato come anche il solo fatto di essere rimasto assente dal lavoro per 14 giorni, senza comunicarne le effettive ragioni al datore di lavoro, costituisse violazione degli obblighi di correttezza e di buona fede nell’esecuzione del rapporto e un comportamento di gravità tale da determinare il venir meno del vincolo fiduciario; hanno, poi, ritenuto di non dare ingresso alle prove per testi articolate dal lavoratore, sia per la loro genericità, sia perché, nell’avanzare richiesta di permesso, lo stesso aveva fatto riferimento esclusivamente a “ragioni personali”, omettendo in tal modo di comunicare al datore il proprio stato di detenzione.
Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, il giudizio di proporzionalità tra fatto addebitato al lavoratore e licenziamento disciplinare non va effettuato in astratto, ma con specifico riferimento a tutte le circostanze del caso concreto, all’entità della mancanza (considerata non solo da un punto di vista oggettivo, ma anche nella sua portata soggettiva e in relazione al contesto in cui essa è stata posta in essere), ai moventi, all’intensità dell’elemento intenzionale e al grado di quello colposo. Inoltre, in tema di procedimento disciplinare, il giudizio di proporzionalità tra violazione contestata e provvedimento adottato si sostanzia nella valutazione della gravità dell’inadempimento del lavoratore e dell’adeguatezza della sanzione, tutte questioni di merito che, se risolte dal giudice di appello con apprezzamento in fatto adeguatamente giustificato con motivazione esauriente e completa, si sottraggono al riesame in sede di legittimità (sentenza n. 24976/2019).