Esonero contributivo per le assunzioni di infratrentacinquenni negli anni 2019-2020, le istruzioni Inps


L’esonero strutturale applicabile alle assunzioni a tempo indeterminato di giovani, a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2020, risulta fruibile per le assunzioni di giovani infratrentacinquenni effettuate nelle annualità 2018, 2019 e 2020, mentre solo a partire dall’annualità 2021, il limite anagrafico per accedere all’esonero sarà stabilito a 30 anni di età. Con circolare n. 57 del 28 aprile 2020, l’Inps fornisce un riepilogo del quadro di riferimento dell’agevolazione e le indicazioni per la fruzione della misura per gli anni 2019 e 2020


Come noto, l’art. 1, co. 10, della L. n. 160/2019 (Legge di Bilancio 2020), abrogando l’originaria previsione di cui all’art. 1-bis del D.L. n. 87/2018 (cd. Decreto Dignità), ha modificato la disciplina dell’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nelle annualità 2019 e 2020 in favore di giovani che non avessero compiuto 35 anni di età e non fossero stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro, e l’ha ricompresa nell’alveo applicativo di cui alla L. n. 205/2017. Di conseguenza, l’esonero strutturale applicabile alle assunzioni a tempo indeterminato di giovani risulta oggi fruibile per le assunzioni di giovani infratrentacinquenni effettuate nelle annualità 2018, 2019 e 2020, mentre solo a partire dall’annualità 2021, il limite anagrafico per accedere all’esonero sarà strutturalmente individuato nei 30 anni di età.
Al riguardo, dunque, restano fermi il campo di applicazione, i rapporti incentivati, le condizioni di spettanza e la natura, la misura e la durata del beneficio.
Nello specifico, l’esonero è riconosciuto a tutti i datori di lavoro privati, a prescindere dalla circostanza che assumano o meno la natura di imprenditore, ivi compresi i datori di lavoro del settore agricolo, con esclusione della Pubblica amministrazione, individuabile assumendo a riferimento la nozione e l’elencazione recate dall’art. 1, co. 2, del D.Lgs. n. 165/2001.
Quanto al lavoratore, nel corso della sua vita lavorativa il medesimo non deve essere stato occupato, presso qualsiasi datore di lavoro, in forza di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Tale requisito deve essere rispettato solo al momento della prima assunzione o trasformazione. Eventuali periodi di apprendistato, svolti in precedenza presso il medesimo o altro datore di lavoro e non proseguiti in rapporto a tempo indeterminato, non sono ostativi al riconoscimento dell’agevolazione. Simili considerazioni valgono anche nel caso in cui il lavoratore abbia avuto uno o più rapporti di lavoro intermittente a tempo indeterminato o rapporti di lavoro domestici. Non si ha diritto alla fruizione dell’esonero anche laddove il precedente rapporto di lavoro a tempo indeterminato si sia risolto per mancato superamento del periodo di prova ovvero per dimissioni del lavoratore.
Sono incentivabili tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, sia le nuove assunzioni che le trasformazioni di precedenti rapporti a termine, con orario full time o part time, fermo restando il rispetto del requisito anagrafico in capo al lavoratore alla data della nuova assunzione o della conversione a tempo indeterminato. Sono invece esclusi i contratti di apprendistato, di lavoro intermittente, ancorché stipulato a tempo indeterminato, i rapporti di lavoro domestico.
Il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo è subordinato al rispetto dei principi generali in materia di incentivi all’assunzione (art. 31, D.Lgs. n. 150/2015), ad eccezione della condizione ostativa rappresentata dal fatto che l’assunzione costituisca attuazione di un obbligo preesistente stabilito da norme di legge o dalla contrattazione collettiva (art. 31, co. 1, lett. a), D.Lgs. n. 150/2015), che dunque non rileva. Ulteriormente, non trova applicazione il disposto secondo il cui l’incentivo non spetta qualora l’assunzione riguardi lavoratori licenziati, nei 6 mesi precedenti, da parte di un datore di lavoro che, alla data del licenziamento, presentava una sostanziale coincidenza degli assetti proprietari ovvero rapporti di controllo o collegamento con il datore di lavoro che assume (art. 31, co. 1, lett. d), D.Lgs. n. 150/2015). Nel caso dell’esonero, infatti, la finalità di contrastare comportamenti volti esclusivamente a reiterare la fruizione di agevolazioni in capo allo stesso gruppo di imprese, è assorbita dalla previsione specifica per cui nelle ipotesi di licenziamenti e successive assunzioni dello stesso lavoratore in capo a datori di lavoro collegati, il beneficio riconoscibile è solo quello eventualmente residuo.
Ancora, la fruizione dell’esonero contributivo è subordinata (art. 1, co. 1175, L. 27 dicembre 2006, n. 296):
– alla sussistenza della regolarità degli obblighi di contribuzione previdenziale;
– all’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e dal rispetto degli altri obblighi di legge;
– al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
In riferimento alla misura, l’esonero riguarda il 50% dei complessivi contributi previdenziali a carico del datore di lavoro e non può comunque essere superiore alla misura massima di 3.000,00 euro su base annua, da riparametrare su base mensile. La soglia massima di esonero è, pertanto, riferita al periodo di paga mensile ed è pari a 250,00 euro (3.000/12). Per i rapporti instaurati ovvero risolti nel corso del mese, detta soglia va riproporzionata assumendo a riferimento la misura di 8,06 euro (250/31 gg) per ogni giorno di fruizione dell’esonero contributivo.
Detta riduzione opera per un periodo massimo di 36 mesi a partire dalla data di assunzione del lavoratore e può essere riconosciuta, per l’eventuale periodo residuo, in capo ad altri datori di lavoro che procedano all’assunzione del medesimo soggetto.
Nell’esposizione delle denunce mensili, il datore di lavoro interessato deve attenersi alle indicazioni già fornite. Nello specifico, a partire dal flusso Uniemens di competenza aprile 2020, per i lavoratori per i quali spetta l’esonero, essi devono così valorizzare all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, elemento <Incentivo> i seguenti elementi:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, il valore “GECO” avente il significato di “Esonero contributivo articolo 1, commi 100 e seguenti, della Legge 27 dicembre 2017, n. 205 e L. n. 160/2019 comma 10”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo>, l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente;
– nell’elemento <ImportoArrIncentivo>, l’importo dell’esonero contributivo relativo ai mesi di competenza compresi tra gennaio 2019 ed il mese di esposizione; la valorizzazione del predetto elemento può essere effettuata esclusivamente nei flussi Uniemens di competenza di aprile, maggio e giugno 2020.
Ai fini dell’applicazione di controlli finalizzati al monitoraggio della spesa, per il recupero degli arretrati è richiesta anche la compilazione dell’elemento <InfoAggcausaliContrib> secondo le seguenti modalità:
– nell’elemento <CodiceCausale> va indicato il codice causale definito per il conguaglio relativo all’esonero contributivo arretrato “L473”;
– nell’elemento <IdentMotivoUtilizzoCausale> va inserito il valore ‘N’;
– nell’elemento <AnnoMeseRif> va indicato l’anno e il mese di riferimento del conguaglio;
– nell’elemento <ImportoAnnoMeseRif>, l’importo conguagliato, relativo alla specifica competenza.
L’esonero contributivo non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, limitatamente al periodo di applicazione degli stessi, mentre lo è con gli incentivi che assumono natura economica, fra i quali:
– l’incentivo per l’assunzione dei lavoratori disabili (art. 13, L. 12 marzo 1999, n. 68);
– l’incentivo all’assunzione di beneficiari del trattamento NASpI (art. 2, co. 10-bis, L. n. 92/2012);
– l’incentivo “Occupazione Sviluppo Sud” nel limite massimo di un importo pari a 8.060 euro su base annua per lavoratore assunto, riparametrato e applicato su base mensile. Al riguardo, nelle ipotesi in cui i datori di lavoro, nel corso dell’annualità 2019, abbiano iniziato a fruire dell’incentivo sull’intera contribuzione datoriale sgravabile ed abbiano comunque interesse a fruire per le mensilità successive dell’esonero strutturale, la fruizione di quest’ultimo può avvenire utilizzando i predetti codici di conguaglio, a partire dal tredicesimo mese di rapporto di lavoro, per un totale di ulteriori 24 mesi;
– l’incentivo “Occupazione NEET”, applicabile alle assunzioni effettuate nel corso delle annualità 2018 e 2019;
– l’”IncentivO Lavoro (IO Lavoro)” (D.D. ANPAL n. 52).

Sospensione dei versamenti Inps per i soggetti con riduzione del fatturato: chiarimenti e procedura


Con messaggio n. 1754 del 24 aprile 2020, l’Inps fornisce le istruzioni operative per fruire della sospensione dei termini dei versamenti in scadenza nei mesi di aprile e di maggio 2020, prevista in favore dei soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con riduzione del fatturato nei mesi di marzo ed aprile 2020.


Come noto, per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data del 10 aprile 2020, che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% (del 50% se i ricavi o compensi dei predetti soggetti sono superiori a 50 milioni di euro) nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta, sono sospesi, rispettivamente, per i mesi di aprile e di maggio 2020, i termini dei versamenti in autoliquidazione relativi ai contributi previdenziali e assistenziali e ai premi per l’assicurazione obbligatoria (art. 18, commi 2 e 4, D.L. n. 23/2020).
Al riguardo, il requisito della riduzione del fatturato rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta deve essere verificato distintamente per il mese di marzo e per il mese di aprile, potendosi, quindi, applicare la sospensione dei versamenti contributivi anche per un solo mese.
Altresì, i predetti versamenti sono sospesi per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato e che hanno intrapreso l’attività di impresa, di arte o professione, in data successiva al 31 marzo 2019 (art. 18, co. 5, D.L. n. 23/2020).
Per tali soggetti la sospensione dei versamenti non richiede la verifica del requisito della diminuzione del fatturato.
Ancora, i predetti versamenti sono sospesi per gli enti non commerciali, compresi gli enti dei terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa (art. 18, co. 5, D.L. n. 23/2020). Per tali soggetti, tuttavia, essendo in corso interlocuzioni con i Dicasteri competenti, ai fini di una loro puntuale individuazione, le istruzioni operative verranno fornite in seguito.
Tanto premesso, le aziende con dipendenti dichiarano di possedere i requisiti previsti ai fini della sospensione dei versamenti (art. 18, commi da 1 a 5, D.L. n. 23/2020), mediante l’inserimento dei seguenti codici di sospensione all’interno del flusso Uniemens, nell’elemento <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, <CausaleACredito>, per i periodi di paga aventi scadenza legale di versamento tra il 1° aprile 2020 e il 31 maggio 2020:
– “N970”, avente il significato di “sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18 commi 1 e 2”;
– “N971”, avente il significato di “sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18 commi 3 e 4”;
– “N972”, avente il significato di “sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18 comma 5”.
L’Inps provvede all’attribuzione del codice di autorizzazione “7G”, che assume il significato di “Azienda interessata alla sospensione dei versamenti contributivi a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18”.
La sospensione contributiva si applica anche alle quote di TFR da versare al Fondo di Tesoreria, trattandosi di contribuzione previdenziale equiparata a quella obbligatoria dovuta, a carico del datore di lavoro, ai fini dell’accertamento e della riscossione. Pertanto, qualora il datore di lavoro, durante il periodo di sospensione, debba liquidare il trattamento di fine rapporto o le anticipazioni, ai fini del calcolo della capienza devono essere considerati i contributi esposti “a debito” nella denuncia contributiva, non assumendo invece rilievo le partite oggetto di sospensione contributiva.
I committenti tenuti al versamento dei contributi alla Gestione separata (art. 2, co. 26, L. n. 335/1995), dichiarano di possedere i requisiti previsti ai fini della sospensione dei versamenti (art. 18, commi da 1 a 5, D.L. n. 23/2020), mediante l’inserimento dei seguenti codici di sospensione all’interno del flusso Uniemens, nell’elemento <CodCalamità> di <Collaboratore>:
– il valore “28”, avente il significato di “Sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18, commi 1 e 2”. Validità dal 1° aprile al 31 maggio 2020″;
– il valore “29”, avente il significato di “Sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18, commi 3 e 4”. Validità dal 1° aprile al 31 maggio 2020″;
– il valore “30”, avente il significato di “Sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18, comma 5″. Validità dal 1° aprile al 31 maggio 2020”.
I versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali, oggetto della sospensione, sono quelli con scadenza legale nell’arco temporale decorrente dal 1° aprile 2020 al 31 maggio 2020, ferma restando l’eventuale operatività disgiunta per il mese di aprile e maggio 2020.
Per le aziende agricole assuntrici di manodopera, nel periodo di sospensione dal 1° aprile al 31 maggio 2020, non sono previste scadenze di versamento riferite alla contribuzione corrente. Al riguardo, tuttavia, si evidenzia che per le aziende agricole con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso e che vogliono avvalersi della sospensione dei versamenti con scadenza nel periodo compreso dall’8 marzo al 31 marzo 2020 (art. 62, co. 2, D.L. n. 18/2020), è ora richiesto che debbano presentare apposita domanda utilizzando i servizi on-line. La disponibilità della domanda telematica sarà resa nota successivamente.

Riclassificazione dell’impresa dal settore agricolo, effetti sui rapporti e recupero delle prestazioni


Con circolare n. 56 del 23 aprile 2020, l’Inps fornisce indicazioni in merito agli effetti della riclassificazione dell’impresa dal settore agricolo ad altro settore, sulle prestazioni a sostegno del reddito e sulle prestazioni pensionistiche, indebite. Altresì, si forniscono chiarimenti circa l’assoggettamento a contribuzione agricola unificata, delle imprese “non agricole” che effettuano lavori e servizi di sistemazione e manutenzione agraria e forestale, di imboschimento, di creazione, sistemazione e manutenzione di aree a verde, per i loro dipendenti addetti a tali attività.


Come noto, agli effetti delle norme di previdenza ed assistenza sociale, ivi comprese quelle relative all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, si considerano lavoratori agricoli dipendenti, tra gli altri, gli operai assunti a tempo indeterminato o determinato, da:
– imprese non agricole singole e associate, se addetti ad attività di raccolta di prodotti agricoli, nonché ad attività di cernita, di pulitura e di imballaggio dei prodotti ortofrutticoli, purché connesse a quella di raccolta (art. 6, lett. d), L. 31 marzo 1979, n. 92);
– imprese che effettuano lavori e servizi di sistemazione e manutenzione agraria e forestale, di imboschimento, di creazione, sistemazione e manutenzione di aree a verde, se addetti a tali attività (art. 6, lett. e), L. 31 marzo 1979, n. 92).
Qui, a rilevare in concreto, è l’attività svolta dal lavoratore, a prescindere dalla qualifica di assunzione o dall’inquadramento del datore di lavoro (Corte di Cassazione, sentenza n. 2933/2019). Ovvero, il principio generale secondo cui l’inquadramento del lavoratore segue la natura dell’attività economica esercitata dall’impresa dalla quale dipende, viene soppiantato dal criterio della natura oggettiva dell’attività svolta dai lavoratori.
Quanto alla mancanza di una puntuale individuazione dei lavori e dei servizi di sistemazione e manutenzione, ciò discende dall’ampiezza e dalla varietà delle attività agricola (art. 2135 c.c.), che non consente di formulare un elenco esaustivo delle attività riconducibili. In ogni caso, considerata l’evoluzione della normativa speciale, per la quale assumono sempre maggiore rilievo le attività collegate al ciclo biologico, nonché quelle destinate all’accrescimento del valore della produzione, per identificare le suddette attività (art. 6, lett. e), L. 31 marzo 1979, n. 92) è necessario fare riferimento a quelle relative al ciclo biologico ed al correlato rischio della produzione, che non assumono le caratteristiche proprie dell’attività dell’imprenditore agricolo, nonché ricomprendere le attività indispensabili, ordinarie o straordinarie, finalizzate a mantenere in stato ottimale di salute, le piantagioni coltivate, il suolo che ospita le colture e gli allevamenti praticati. A titolo esemplificativo, tenendo conto delle diversità e della complessità delle attività per preservare e accrescere la specifica produzione, sono da ricondurre in tale ambito: l’aratura, la semina, la potatura, la rimozione delle vite infette, il taglio di formazione per le fasi di imboschimento.
Così, le imprese non agricole, comprese le aziende agromeccaniche (art. 5, D.Lgs. 29 marzo 2004, n. 99), che operano nell’ambito dei servizi in agricoltura nei termini suindicati, devono assicurare alla contribuzione agricola unificata i soli operai addetti a tali attività. Resta comunque ferma la necessità di verificare, in ogni caso, che la predisposizione di mezzi, risorse e organizzazione, sia connotata da un’effettiva struttura imprenditoriale tanto da potersi configurare nel caso concreto l’ipotesi del c.d. appalto genuino.
Ulteriore aspetto da considerare, poi, è quello per cui nel settore agricolo il disconoscimento dell’inquadramento dell’azienda assume particolare rilievo, in quanto la riclassificazione con effetto retroattivo determina il venir meno della speciale tutela previdenziale ed assistenziale prevista per gli operai agricoli, il conseguente recupero delle prestazioni previdenziali eventualmente già erogate e l’aggiornamento della posizione assicurativa dei lavoratori, anche ai fini del diritto e della misura delle pensioni. Quindi, nel caso in cui si accerti la carenza dei requisiti per configurare l’azienda quale impresa agricola, è necessario, altresì, accertare se la prestazione di lavoro effettuata da ciascun lavoratore rientri o meno tra le attività elencate all’articolo 6 della L. n. 92/1979; ciò, al fine di individuare i lavoratori che, in funzione dell’attività alla quale sono stati addetti, mantengono l’iscrizione previdenziale nel settore agricolo nonostante la riqualificazione dell’azienda nel settore non agricolo.
In caso di esito negativo, le prestazioni, parzialmente o totalmente indebite, debbono essere riesaminate per la quantificazione dell’importo non dovuto.
Per quanto riguarda, in particolare, le indennità di disoccupazione agricola, laddove esse siano risultate totalmente indebite, se per il singolo lavoratore dovessero sussistere i requisiti, può essere eventualmente riconosciuta l’indennità NASpI, con compensazione di quanto già corrisposto a titolo di disoccupazione agricola. Tuttavia, la trasformazione delle domande, da disoccupazione agricola a NASpI, può avvenire solo su apposita istanza dell’interessato e solo nel caso in cui le domande di indennità di disoccupazione agricola risultino presentate nel rispetto dei termini legislativamente previsti anche per le domande di indennità di disoccupazione NASpI.
Nel caso, invece, di disconoscimento delle giornate di lavoro in agricoltura, l’eventuale provvedimento di revoca/ricostituzione della pensione può generare una prestazione indebita, totale o parziale, da cui sorge il diritto alla ripetizione dei relativi importi entro i termini prescrizionali ordinari, con decorrenza dalla data del verbale ispettivo e, comunque, fermo restando che la riclassificazione del rapporto di lavoro sia stata correlata a comportamenti omissivi o commissivi da parte del soggetto debitore.

Sgravio per l’assunzione di donne vittime di violenza di genere, le istruzioni procedurali Inps


Le cooperative sociali che abbiano assunto nell’anno 2018 lavoratrici vittime di violenza di genere, inserite in percorsi di protezione, possono richiedere un incentivo pari alla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, per un importo massimo di 350,00 euro mensili, dalla data di assunzione fino al periodo di paga di novembre 2020 (Inps, circolare 15 aprile 2020, n. 53)


Possono accedere al beneficio esclusivamente le cooperative sociali (L. 8 novembre 1991, n. 381), che hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi o lo svolgimento di attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi) finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. L’incentivo spetta per l’assunzione di donne vittime di violenza di genere, inserite in percorsi di protezione, debitamente certificati dai servizi sociali del Comune di residenza o dai centri anti-violenza o dalle case rifugio (art. 5-bis, D.L. 14 agosto 2013, n. 93, conv. L. 15 ottobre 2013, n. 119).
Il beneficio può essere riconosciuto per le nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate tra il 1° gennaio 2018 ed il 31 dicembre 2018, anche nelle ipotesi di rapporti di apprendistato e di assunzioni a scopo di somministrazione, sia per la somministrazione a tempo indeterminato che a tempo determinato, compresi gli eventuali periodi in cui il lavoratore rimane in attesa di assegnazione. Non sono incentivabili le conversioni a tempo indeterminato di rapporti a termine ed i rapporti di lavoro intermittente, anche se a tempo indeterminato. Nell’ambito delle tipologie contrattuali ammesse, l’incentivo spetta sia in ipotesi di rapporti a tempo pieno che a tempo parziale.
L’incentivo è pari alla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, per un importo massimo di 350,00 euro mensili. Per rapporti di lavoro instaurati ovvero risolti nel corso del mese, detta soglia va riproporzionata assumendo a riferimento la misura di 11,29 euro, equivalente all’importo massimo di 350,00 euro suddiviso per 31 giorni, per ogni giorno di fruizione dell’agevolazione. Nel caso di orario di lavoro part-time (orizzontale, verticale o misto), la soglia massima deve essere ridotta in misura proporzionale alla durata dello specifico orario di lavoro.
Con riferimento al periodo di godimento dell’incentivo, esso spetta dalla data di assunzione fino al periodo di paga di novembre 2020, e può essere sospeso esclusivamente nei casi di assenza obbligatoria dal lavoro per maternità, essendo consentito in tale ipotesi il differimento temporale del periodo di fruizione del beneficio.
L’agevolazione è riconosciuta dall’Inps in base all’ordine cronologico di presentazione delle istanze (art. 2, co. 3, D.M. 11 maggio 2018). Per essere autorizzato alla fruizione dell’agevolazione, il datore di lavoro interessato, previa autenticazione, deve inoltrare all’Inps, avvalendosi esclusivamente del modulo di istanza on-line “Do.VI”, disponibile sul sito internet www.inps.it, all’interno dell’applicazione “Portale delle Agevolazioni – ex DiResCo – Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente”, indicando i seguenti dati:
– la lavoratrice nei cui confronti, nell’anno 2018, è intervenuta l’assunzione a tempo indeterminato;
– la data di rilascio del provvedimento riguardante il percorso di protezione e il Comune di competenza;
– l’importo della retribuzione mensile media, comprensiva dei ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità;
– la misura dell’aliquota contributiva datoriale oggetto dello sgravio.
In caso di esito positivo, il soggetto interessato può fruire dell’importo spettante, in quote mensili, a partire dal mese di assunzione fino alla mensilità di paga novembre 2020, ferma restando la permanenza del rapporto di lavoro.
I datori di lavoro autorizzati espongono i nominativi delle lavoratrici per i quali spetta l’incentivo, a partire dal flusso UniEmens di competenza aprile 2020, valorizzando, secondo le consuete modalità, l’elemento “Imponibile” e l’elemento “Contributo” della sezione “DenunciaIndividuale”. Per esporre il beneficio spettante, invece, vanno così valorizzati i seguenti elementi:
– l’elemento “TipoIncentivo” con il valore “DOVI” avente il significato di “Incentivo assunzione donne vittime di violenza di genere”;
– l’elemento “CodEnteFinanziatore” con il valore “H00” (Stato);
– l’elemento “ImportoCorrIncentivo”, con l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente;
– l’elemento “ImportoArrIncentivo”, con l’eventuale importo dell’incentivo, a partire dal mese di assunzione, e relativo ai mesi di competenza da gennaio 2018 a marzo 2020.

L’Enasarco sospende il versamento dei contributi relativi al 1° trimestre

In base alle disposizioni adottate dal Governo, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Enasarco ha approvato la sospensione del termine di versamento dei contributi previdenziali relativi al primo trimestre 2020, in scadenza il 20 maggio 2020.

Le aziende preponenti dovranno compilare la distinta online del 1° trimestre, entro il 20 maggio 2020, tuttavia se in possesso dei requisiti potranno scegliere se posticipare il relativo pagamento con le seguenti modalità:
– pagamento in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
– pagamento dilazionato in 5 rate mensili, a partire da giugno 2020, senza applicazione di sanzioni o interessi.
La distinta online sarà disponibile dal 30 aprile 2020, nell’area riservata inEnasarco.
Possono beneficiare della sospensione le imprese preponenti con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nel territorio italiano, purché in possesso dei seguenti requisiti:
a) per le imprese preponenti con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, è necessario aver subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo di imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta;
b) per le imprese preponenti con ricavi o compensi superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, è necessario aver subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo di imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta.
I requisiti sopra indicati alle lettere a) e b) non sono richiesti per i soggetti che hanno intrapreso l’attività di impresa, di arte o professione, in data successiva al 31 marzo 2019 nonché per gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa.
Si precisa che la sospensione riguarda solo il termine per il pagamento dei contributi, pertanto resta fermo l’obbligo di dichiarazione delle provvigioni e dei relativi contributi dovuti a favore degli agenti, mediante presentazione della distinta online dal 1° al 20 maggio 2020.