Maxisanzione per lavoro nero, i chiarimenti sul regime intertemporale

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha fornito indicazioni operative sul regime intertemporale della maxisanzione a seguito delle novità legislative

Come noto, di recente, la disciplina sanzionatoria del cd. “lavoro nero” è stata significativamente modificata. Nello specifico, è ora previsto che, in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con esclusione di quello domestico, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria:
a) da euro 1.500 a 9.000 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del medesimo sino a 30 giorni di effettivo lavoro;
b) da euro 3.000 a 18.000 per lavoratore, in caso di impiego da 31 e sino a 60 giorni di effettivo lavoro;
c) da euro 6.000 a 36.000 per lavoratore, oltre i 60 giorni di effettivo lavoro.
Altresì, è ora prevista, per la citata violazione, una particolare procedura di diffida che implica la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, anche a tempo parziale, con riduzione dell’orario di lavoro non superiore al 50% dell’orario a tempo pieno, o con contratto a tempo pieno e determinato di durata non inferiore a 3 mesi, nonché il mantenimento in servizio degli stessi lavoratori irregolari per almeno 3 mesi.
Le sanzioni sono aumentate del 20% in caso di impiego di lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno o di minori in età non lavorativa. Per entrambe le fattispecie, tuttavia, non trova applicazione la diffida.
Ciò premesso, il Ministero del lavoro chiarisce che alle condotte illecite iniziate e cessate prima del 24 settembre 2015 va applicato l’apparato sanzionatorio precedentemente vigente, ivi compresa la fattispecie attenuata di maxisanzione (cd. maxisanzione affievolita) ed esclusa la diffida. Di contro, per le condotte iniziate sotto la previgente disciplina e proseguite dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo, stante la natura permanente dell’illecito che si consuma al momento della cessazione della condotta, trova applicazione, all’intero periodo oggetto di accertamento, la nuova disciplina.

Semplificazione amministrativa, l’abrogazione dell’autorizzazione per il lavoro all’estero

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali chiarisce che le istanze di autorizzazione al lavoro estero pendenti alla data del 24 settembre 2015 non verranno evase, essendo venuto meno anche per queste il potere autorizzativo in capo all’amministrazione

Come noto, la recente normativa ha previsto l’abrogazione dell’obbligo per i datori di lavoro che intendono procedere all’assunzione od al trasferimento di lavoratori italiani all’estero, di richiedere apposita autorizzazione al Ministero del lavoro. In ogni caso, tuttavia, il contratto di lavoro dei lavoratori italiani da impiegare o da trasferire all’estero deve prevedere:
a) un trattamento economico e normativo complessivamente non inferiore a quello previsto dai CCNL stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative per la categoria di appartenenza del lavoratore, e, distintamente, l’entità delle prestazioni in denaro o in natura connesse con lo svolgimento all’estero del rapporto di lavoro;
b) la possibilità per i lavoratori di ottenere il trasferimento in Italia della quota di valuta trasferibile delle retribuzioni corrisposte all’estero, fermo restando il rispetto delle norme valutarie italiane e del Paese d’impiego;
c) un’assicurazione per ogni viaggio di andata nel luogo di destinazione e di rientro dal luogo stesso, per i casi di morte o di invalidità permanente;
d) il tipo di sistemazione logistica;
e) idonee misure in materia di sicurezza.
Orbene, tanto premesso, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha chiarito la portata della misura di semplificazione amministrativa, comunicando che l’esercizio dei poteri datoriali è liberalizzato con riferimento alle istanze presentate precedentemente alla data del 24 settembre 2015 (data di entrata in vigore del decreto di modifica) ed ancora in corso di istruttoria alla predetta data.


Adesione al Fondo PERSEO SIRIO: scade il 31 dicembre la possibilità di beneficiare dell’incentivo statale

Il Fondo di Previdenza Complementare Perseo Sirio per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, ricorda ai lavoratori del settore assunti prima dell’1 gennaio 2001, che il 31/12/2015 scade la possibilità per loro di optare per l’adesione al Fondo, fruendo dell’incentivo a carico dello Stato pari all’1,5% sulla base TFS.

Il Fondo di Previdenza Complementare Perseo Sirio, ha comunicato che il 31 dicembre 2015 scade, per i lavoratori assunti entro il 31/12/2000, quindi in regime di TFS, il termine utile previsto per iscriversi al Fondo beneficiando dell’incentivo a carico dello Stato pari all’1,50% della retribuzione utile al TFS (1,20% su base TFR), versato mensilmente e per sempre.
Pertanto i dipendenti pubblici, e tali dall’1/1/2001, aderendo a PERSEO SIRIO, a fronte di una contribuzione propria dell’1% che si affianca a quella di pari valore del datore di lavoro, avranno diritto ad un ulteriore contributo dello Stato dell’1,20%, il tutto calcolato sulla retribuzione utile al TFR.


E’ importante ricordare i “destinatari” del Fondo Perseo Sirio:


1) Tutti i “Dipendenti Pubblici” comprese qualifiche dirigenziali e dirigenza medico-veterinaria, indicati negli accordi istitutivi e di adesione ai quali si applicano i CCNL sottoscritti dai soggetti Sindacali e dall’ARAN con:
– contratto a tempo indeterminato;
– contratto part-time a tempo indeterminato;
– contratto a tempo determinato, anche part-time, e ogni altra tipologia di rapporto di lavoro flessibile, secondo la disciplina legislativa e contrattuale vigente nel tempo, di durata pari o superiore a tre mesi continuativi.
2) I Segretari comunali e provinciali una volta sottoscritto l’accordo di adesione a PERSEO SIRIO;


3) I Lavoratori dipendenti della Coni servizi Spa e delle Federazioni sportive nazionali una volta sottoscritto l’accordo di adesione a PERSEO SIRIO;


4) I Lavoratori dipendenti – come identificati al punto 1) – delle Organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo istitutivo del fondo e/o dei contratti collettivi nazionali di lavoro afferenti ai comparti e alle aree destinatari di PERSEOSIRIO, compresi i dipendenti in aspettativa sindacale, operanti presso le predette Organizzazioni, nonché i dipendenti di UNIONCAMERE e del personale del comparto unico del pubblico impiego regionale e locale del Friuli Venezia Giulia;


5) I dipendenti dei settori affini: i lavoratori dipendenti di Enti ed organizzazioni regionali ed interregionali, nonché ANCI, CINSEDO, personale dipendente da case di cura private e personale dipendente dalle strutture ospedaliere gestite da enti religiosi, personale dei servizi esternalizzati secondo l’ordinamento vigente, personale dipendente di imprese del privato e del privato sociale eroganti servizi socio – sanitari, assistenziali ed educativi. L’adesione dei settori affini è condizionata dalla sottoscrizione di appositi accordi di adesione e sempre che almeno una delle parti che hanno sottoscritto l’accordo istitutivo di PERSEO SIRIO costituisca soggetto firmatario di detti accordi di adesione;


6) I soggetti fiscalmente a carico dei lavoratori aderenti a PERSEO SIRIO. Per tali soggetti, l’adesione e la contribuzione, sono definiti da apposito regolamento emanato dal Consiglio di Amministrazione.

Svolgimento di mansioni superiori: non c’è l’indennità se si svolge solo una parte delle funzioni

Il vice-direttore che sostituisce il capo in ferie o in malattia, ha diritto a percepire l‘indennità per lo svolgimento di mansioni superiori, solo nell’ipotesi di sostituzione “piena” nell’incarico e non anche nel caso di sostituzione in alcune delle funzioni superiori. (Cass. Sent. n. 20183 dell’8 ottobre 2015)

E’ quanto ha affermato la Corte di Cassazione nella sentenza n. 20183/2015, rigettando il ricorso di un dipendente da un’Azienda Ospedaliera con la qualifica di Vice direttore sanitario che aveva sostituito il Direttore della struttura assente per malattia e che chiedeva pertanto il riconoscimento dell’indennità per lo svolgimento di mansioni superiori di cui all’art. 18, comma 7, del CCNL 8/6/2000 per la Dirigenza dell’Area Sanitaria.


La Suprema Corte nel confermare la decisione della Corte di Appello di non riconoscere la contestata indennità, ha premesso che costituisce principio oramai acquisito alla giurisprudenza, quello secondo il quale in materia di pubblico impiego, il dipendente pubblico assegnato, ai sensi dell’art. 52, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, allo svolgimento di mansioni corrispondenti ad una qualifica superiore rispetto a quella posseduta ha diritto, anche in relazione a tali compiti, ad una retribuzione proporzionata e sufficiente secondo le previsioni dell’art. 36 Cost., a condizione che dette mansioni siano state svolte, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, nella loro pienezza e sempre che, in relazione all’attività spiegata, siano stati esercitati i poteri ed assunte le responsabilità correlate ad esse.


Dopo tale precisazione, la Cassazione ha ritenuto che comunque nel caso in esame le sostituzioni di cui al citato 7° comma dell’art. 18 non configurano esercizio di mansioni superiori poiché avvengono nell’ambito del ruolo e livello unico della dirigenza dei quattro ruoli, e che pertanto la relativa indennità può spettare “solo nell’ipotesi di sostituzione piena e tanto in quanto la normativa pattizia in materia di sostituzione, fa riferimento alla sostituzione nell’incarico di direttore di dipartimento e non nelle singole funzioni esercitate dal predetto direttore nello svolgimento dell’incarico in questione.”

Via libera al progetto sperimentale di alternanza scuola lavoro

 



 


06 ott 2015 Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il Comunicato del 28 settembre 2015, annuncia l’approvazione dell’Accordo sul progetto riguardante “Azioni di accompagnamento sviluppo e rafforzamento del sistema duale nell’ambito dell’Istruzione e Formazione Professionale”,che dà forma concreta alla “via italiana del sistema duale” di apprendimento.

Nella seduta della Conferenza Stato-Regioni del 24 settembre u.s., è stato approvato l’Accordo sul progetto riguardante “Azioni di accompagnamento sviluppo e rafforzamento del sistema duale nell’ambito dell’Istruzione e Formazione Professionale”, che dà il via libera definitivo alla realizzazione del progetto sperimentale di apprendimento “via italiana del sistema duale”.
Il progetto sperimentale, da avviarsi nell’anno formativo 2015/2016, è finalizzato a porre in essere azioni di accompagnamento, sviluppo e rafforzamento del sistema duale nell’ambito dell’IeFP, facilitando le transizioni tra sistema di formazione professionale e il mondo del lavoro.
La suddetta sperimentazione parte dalla consapevolezza che per far decollare il nuovo sistema di apprendistato per la qualifica e il diploma e quello in alta formazione e ricerca, introdotto dai recenti decreti attuativi del Jobs Act, è richiesta una fase di accompagnamento che consenta di presidiare, insieme alle Regioni, tutti i processi di governance locale, finalizzandola alla costruzione di modelli condivisi come base su cui poi consolidare il nascente sistema duale.
Tale progetto si articola da una parte con lo sviluppo ed il rafforzamento del sistema di placement dei centri di formazione pubblici e privati, dall’altra con il sostegno di percorsi di IeFP nell’ambito del sistema duale.
La sperimentazione nella IeFP, consentirà, in un biennio a circa 60 mila giovani di poter conseguire i titoli di studio attraverso percorsi formativi che prevedono lo svolgimento del 50 per cento dell’orario ordinamentale in contesto di impresa.