Comunicazione annuale dati IVA: trasmissione entro il 29 febbraio



La “Comunicazione annuale dati IVA” è prevista al fine di ottemperare, nei termini prescritti dalla normativa comunitaria, al calcolo delle “risorse proprie” che ciascuno Stato membro deve versare al bilancio comunitario. La Comunicazione deve essere trasmessa esclusivamente in via telematica entro il 29 febbraio 2016. Sebbene non abbia una vera e propria natura dichiarativa, la mancata o tardiva presentazione è soggetta a sanzione amministrativa.


SOGGETTI OBBLIGATI


La normativa stabilisce l’obbligo per i contribuenti IVA di presentare, entro il mese di febbraio di ciascun anno, una Comunicazione dei dati relativi all’imposta sul valore aggiunto dovuta per l’anno solare precedente.
Quindi, sono obbligati alla presentazione della “Comunicazione annuale dati IVA”, in linea generale, i contribuenti (sia persone fisiche, sia società ed enti) titolari di partita IVA tenuti alla presentazione della dichiarazione annuale IVA, anche se nell’anno non sono state effettuate operazioni imponibili ovvero non si è tenuti ad effettuare le liquidazioni periodiche.
Sono previste, tuttavia, specifiche ipotesi di esonero dall’adempimento





SOGGETTI ESCLUSI
i contribuenti che per l’anno d’imposta hanno registrato esclusivamente operazioni esenti, nonché coloro che essendosi avvalsi della dispensa dagli obblighi di fatturazione e di registrazione hanno effettuato soltanto operazioni esenti (anche se tenuti a presentare la dichiarazione annuale IVA).  L’esonero non si applica se sono state registrate operazioni intracomunitarie o acquisti soggetti a “reverse charge”;
– i produttori agricoli che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 7.000 euro;
– gli esercenti attività di organizzazione di giochi, di intrattenimenti ed altre attività simili esonerati dagli adempimenti IVA;
– le imprese individuali che hanno dato in affitto l’unica azienda e non hanno esercitato altra attività rilevante agli effetti dell’IVA;
– i soggetti esonerati dagli adempimenti IVA in relazione ai proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali;
– i soggetti domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, non identificati in ambito comunitario, identificati ai fini dell’IVA nel territorio dello Stato per l’assolvimento degli adempimenti relativi ai servizi resi tramite mezzi elettronici a committenti non soggetti passivi d’imposta domiciliati o residenti in Italia o in altro Stato membro;
– gli organi e le amministrazioni dello Stato;
– i comuni, i consorzi tra enti locali, le associazioni e gli enti gestori di demani collettivi, le comunità montane, le province e le regioni;
– gli enti pubblici che svolgono funzioni statali, previdenziali, assistenziali e sanitarie, comprese le aziende sanitarie locali;
– gli enti privati di previdenza obbligatoria che svolgono attività previdenziali e assistenziali;
– i soggetti sottoposti a procedure concorsuali;
– le persone fisiche che hanno realizzato un volume di affari uguale o inferiore a 25.000 euro ancorché tenuti a presentare la dichiarazione annuale;
– i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario;
– le persone fisiche che si avvalgono del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;
– i contribuenti che presentano la dichiarazione annuale IVA in forma autonoma entro il 29 febbraio 2016.

CONTENUTO DELLA COMUNICAZIONE


Nel modello di “Comunicazione annuale dati IVA”, sostanzialmente, devono essere indicati i dati complessivi delle risultanze delle liquidazioni periodiche (ovvero delle risultanze annuali per i contribuenti non tenuti alle liquidazioni periodiche), al fine di determinare l’IVA dovuta o a credito, senza tener conto delle eventuali operazioni di rettifica e di conguaglio (ad esempio calcolo definitivo del pro rata), oltre ad altri dati sintetici relativi alle operazioni effettuate nel periodo.
Nella “Comunicazione” non vanno indicati: le compensazioni effettuate nell’anno d’imposta, il riporto del credito IVA relativo all’anno precedente, i rimborsi infrannuali richiesti nonché la parte del credito IVA concernente l’anno d’imposta per il quale si intende richiedere a rimborso.
La natura e gli effetti della “Comunicazione annuale dati IVA” non sono quelli propri di una “Dichiarazione” bensì quelli riferibili alle comunicazioni di dati e notizie. Attraverso tale adempimento, infatti, non si procede alla definitiva autodeterminazione dell’IVA dovuta, che avverrà invece attraverso il tradizionale strumento della dichiarazione annuale.


MODALITÀ E TERMINI DI TRASMISSIONE


Il modello di “Comunicazione annuale dati IVA” deve essere presentato esclusivamente per via telematica, entro e non oltre il 29 febbraio 2016.
A tal fine, la trasmissione può essere effettuata:
– direttamente dal contribuente, attraverso i servizi telematici ENTRATEL o FISCONLINE a seconda della specifica abilitazione posseduta;
– tramite intermediari incaricati (dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, consulenti del lavoro, CAF, associazioni sindacali di categoria tra imprenditori, avvocati, ecc.) che utilizzano esclusivamente il servizio telematico ENTRATEL;
– nell’ambito del gruppo societario, per le comunicazioni dei soggetti appartenenti al gruppo stesso, attraverso uno o più soggetti dello stesso gruppo, esclusivamente attraverso il servizio telematico Entratel.


L’omessa trasmissione della “Comunicazione”, ma anche l’invio della stessa con dati incompleti o inesatti, è soggetta alla sanzione amministrativa da 250 a 2.000 euro, e non è possibile applicare il ravvedimento operoso per regolarizzare la violazione.
Inoltre, non è possibile rettificare o integrare una comunicazione già presentata, per cui eventuali errori nella compilazione possono essere corretti soltanto in sede di Dichiarazione annuale IVA.

Non pagano l’Irap i medici convenzionati


Per il medico di base, la disponibilità di beni strumentali e attrezzature, rientranti nel “minimo indispensabile” per l’esercizio della sua attività, non integra, in assenza di personale dipendente, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini dell’assoggettamento ad IRAP (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Sentenza 27 gennaio 2016, n. 1472).

La Corte di Cassazione, ancora una volta, ha affermato che in tema di IRAP, con riguardo all’attività di un professionista, la sola disponibilità di beni strumentali e attrezzature che rientrano nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale, obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sé, il requisito dell’autonoma organizzazione. Per escludere l’assoggettamento all’IRAP è necessario dimostrare l’oggettiva inesistenza di un apparato esterno alla persona del professionista e da lui distinto, risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui in misura eccedente il minimo indispensabile per lo svolgimento di un’attività senza le caratteristiche dell’autonoma organizzazione, indipendentemente dai riflessi immediati che tale organizzazione determini sull’entità del suo reddito.
Pertanto, accoglie il ricorso del medico di base convenzionato con il servizio sanitario nazionale, dopo aver accertato l’assenza del presupposto dell’autonoma organizzazione per assenza di collaboratori e di significativi beni strumentali e con ridottissimo impiego di capitale.


La cartella di pagamento si rinnova


Con il provvedimento 19 febbraio 2016, n. 27036 l’Agenzia delle entrate ha approvato il nuovo modello di cartella di pagamento e dei fogli Avvertenze relativi ai ruoli dell’Agenzia delle entrate.

L’adozione del nuovo modello è obbligatoria per le cartelle di pagamento relative ai ruoli consegnati agli Agenti della riscossione a decorrere dal 1° gennaio 2016.
Il modello di cartella di pagamento è stato rivisto al fine di garantire una migliore fruibilità del contenuto informativo allo scopo di assicurare maggiore chiarezza e trasparenza al contribuente.
Le indicazioni utili al contribuente per l’assolvimento del debito sono state riunite nella medesima sezione (“Dove e come pagare”) che contiene tutte le informazioni relative alle molteplici modalità di pagamento precedentemente illustrate in due sezioni distinte.
È stata adeguata la terminologia attinente alle somme spettanti all’Agente della riscossione sostituendo la parola “compensi” con “oneri di riscossione”.
A seguito delle modifiche normative in materia di contenzioso tributario apportate dal decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156, nonché del nuovo assetto organizzativo dell’Agenzia delle entrate si è resa necessaria anche una revisione delle Avvertenze relative ai ruoli dell’Agenzia delle entrate.
In particolare, per effetto della riformulazione dell’art. 17-bis del d.lgs. n. 546 del 1992 che disciplina l’istituto del reclamo-mediazione, è stata ridenominata la sezione “Presentazione del reclamo-mediazione e del ricorso” in “Presentazione del ricorso” ed è stato eliminato ogni riferimento alla pregressa disciplina che imponeva al contribuente di presentare, in via preliminare, un’istanza di reclamo-mediazione. In base alla nuova previsione normativa, infatti, per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, la presentazione del ricorso giurisdizionale produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa.
È stato, inoltre, adeguato il riferimento al limite di valore della controversia ai fini della costituzione in giudizio senza l’assistenza tecnica di un difensore, innalzato da 2.582,28 euro a 3.000,00 euro.
Con specifico riguardo al foglio Avvertenze relativo ai ruoli emessi dagli Uffici provinciali-Territorio e a cui sono stati apportati i necessari aggiornamenti, si precisa che lo stesso resta valido solo con riguardo ai ruoli emessi dagli Uffici provinciali-Territorio di Roma, Milano, Napoli e Torino che hanno mantenuto una struttura autonoma. Per i ruoli emessi dai restanti Uffici provinciali-Territorio – che invece, a decorrere dal 1° gennaio 2016 costituiscono articolazione interna delle corrispondenti Direzioni provinciali – viene utilizzato il nuovo foglio Avvertenze.
È stato soppresso il foglio Avvertenze relativo alle sanzioni amministrative, in quanto sanzioni di natura tributaria e, pertanto, rientranti nella disciplina prevista nel nuovo foglio Avvertenze.

Pagano l’Irap gli agenti di commercio autonomamente organizzati


La Corte di Cassazione, ai fini della sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione dell’Irap, non attribuisce importanza, tale da giustificare l’imposizione, all’indicazione nella dichiarazione dei redditi dell’agente di commercio di limitate spese per quote di ammortamento e per collaborazioni (Corte di cassazione – sentenza n. 1474/2016).

L’agente di commercio paga l’Irap in presenza del requisito dell’autonoma organizzazione che ricorre quando il contribuente:
– sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia , quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
– impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'”id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.


Non si paga l’Irap qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata ossia l’agente di commercio svolga l’attività personalmente in via diretta ed esclusiva, senza dipendenti e/o collaboratori, senza l’apporto di capitali e con l’utilizzo di beni strumentali minimi.


L’autonoma organizzazione può essere dimostrata con documenti che con certezza riconoscono l’incidenza che ha sull’attività del contribuente. Di fatto, non ha alcuna rilevanza ai fini Irap l’indicazione nella dichiarazione dei redditi di limitate spese per quote di ammortamento e per collaborazioni.

Niente IRAP per gli agenti di commercio in assenza di autonoma organizzazione


In relazione alle controversie per il rimborso dell’Irap, la Corte di Cassazione, sentenza 22 gennaio 2016, n. 1167, ribadisce che l’attività di agente di commercio non è soggetta all’imposta se si svolge in assenza di autonoma organizzazione.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso di un agente di commercio, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale, che ha affermato la legittimità del silenzio-rifiuto opposto dall’Agenzia delle entrate alle istanze di rimborso avanzate dal contribuente, in merito all’Irap versata.
In tema di Irap anche l’esercizio dell’attività di agente di commercio è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia , quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'”id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamene non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni.