Si moltiplicano i professionisti sanitari tenuti alla trasmissione dei dati per il 730


IndividuatI gli ulteriori professionisti sanitari tenuti alla trasmissione, al Sistema tessera sanitaria, dei dati relativi alle spese sanitarie, ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata (D.M. 22 novembre 2019).

Ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate, aumentano i professionisti sanitari tenuti alla trasmissione telematica dei dati delle spese sanitarie sostenute dalla persone fisiche a partire dal 1° gennaio 2019. Di fatto, sono ulteriormente tenuti alla trasmissione dei suddetti dati sanitari al Sistema tessera sanitaria, gli iscritti all’albo della professione sanitaria di:
– tecnico sanitario di laboratorio biomedico;
– tecnico audiometrista;
– tecnico audioprotesista;
– tecnico ortopedico;
– dietista;
– tecnico di neurofisiopatologia;
– tecnico fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare;
– igienista dentale;
– fisioterapista;
– logopedista;
– podologo;
– ortottista e assistente di oftalmologia;
– terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva;
– tecnico della riabilitazione psichiatrica;
– terapista occupazionale;
– educatore professionale;
– tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro;
– assistente sanitario;
– biologo.

Censimento iscritti Albo dottori dommercialisti/esperti contabili e Pin


Il canale di comunicazione attraverso la casella PEC dc.OrganizzazioneeSistemiInformativi@postacert.inps.gov.it della Direzione centrale Organizzazione e sistemi informativi con oggetto “Censimento iscritti Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili” è destinato esclusivamente agli Ordini provinciali e non ai singoli dottori commercialisti ed esperti contabili. (CNDCEC – Nota 02 dicembre 2019, n. 110)

In attesa dello sviluppo di un canale diretto con il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, è solo attraverso tali strutture che l’INPS riceve le comunicazioni di iscrizione, cessazione e sospensione dei professionisti iscritti all’Ordine.
La normativa prevede che “tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti, quando non sono curati dal datore di lavoro, direttamente od a mezzo di propri dipendenti, non possono essere assunti se non da coloro che siano iscritti nell’albo dei consulenti del lavoro, nonché da coloro che siano iscritti negli albi degli avvocati e procuratori legali, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali, i quali in tal caso sono tenuti a darne comunicazione agli ispettorati del lavoro delle province nel cui ambito territoriale intendono svolgere gli adempimenti di cui sopra.” (art. 1, comma 1, della l. 12/1979).
Il professionista che intende svolgere attività in qualità di intermediario abilitato, censito con le modalità suesposte, potrà recarsi presso una qualsiasi struttura territoriale dell’Istituto, esibendo il modulo “SC64”, compilato in ogni sua parte, e richiedendo il rilascio del PIN con l’estensione per operare per i servizi aziendali.
L’obbligo di comunicazione da parte del professionista all’ispettorato del lavoro deve essere precedente alla presentazione del modulo “SC64” all’INPS in quanto l’assolvimento è condizione necessaria per il rilascio al professionista istante dell’autorizzazione ad operare in qualità di intermediario.

Immobile ad uso promiscuo: indeducibile la rendita con altro immobile ad uso professionale


Non è ammessa la deduzione al 50% della rendita catastale dell’immobile ad uso promiscuo, se il contribuente dispone, nello stesso Comune, di altro immobile utilizzato per fini professionali (Corte di Cassazione – ordinanza n. 31621/2019).

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione, che si espressa sull’applicabilità della deduzione al 50% della rendita catastale dell’immobile ad uso promiscuo, nel caso in cui il contribuente disponga nel medesimo Comune di due immobili: uno ad uso promiscuo e l’altro utilizzato esclusivamente per fini professionali anche se per una parte dato in locazione.


Al riguardo la disposizione di legge stabilisce che per gli immobili utilizzati promiscuamente, a condizione che il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione, è deducibile una somma pari al 50% della rendita ovvero, in caso di immobili acquisiti mediante locazione, anche finanziaria, un importo pari al 50% del relativo canone.


Pertanto, la deduzione pari al 50% della rendita o del canone di locazione dell’immobile ad uso promiscuo non è applicabile qualora il contribuente disponga anche di altro immobile adibito esclusivamente ad uso professionale e non a quello abitativo, a nulla rilevando, relativamente al caso di specie, che alcuni locali siano dati in locazione ad altri professionisti.


Uso promiscuo dell’abitazione del professionista: condizioni di deducibilità del costo

Nella determinazione del reddito di lavoro autonomo professionale è ammesso in deduzione il costo dell’immobile adibito ad uso promiscuo “abitazione e ufficio”. A tal fine, il professionista non deve avere la disponibilità di altro immobile per l’esercizio dell’attività nel medesimo comune (Corte di Cassazione – Ordinanza 04 dicembre 2019, n. 31621)

Ai fini delle imposte sui redditi, il TUIR stabilisce che per gli immobili utilizzati promiscuamente dal professionista è deducibile una somma pari al 50 per cento della rendita ovvero, in caso di immobili acquisiti mediante locazione, anche finanziaria, un importo pari al 50 per cento del relativo canone, a condizione che lo stesso professionista non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio dell’arte o professione.
In proposito, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che hanno escluso che il professionista potesse dedurre il 50% della rendita o del canone di locazione dell’immobile adibito ad uso promiscuo (abitazione ed ufficio), poiché disponeva di altro immobile, adibito esclusivamente all’uso professionale e non a quello abitativo, a nulla rilevando che alcuni locali fossero locati ad altri professionisti.
Secondo i giudici della Suprema Corte la deducibilità deve intendersi condizionata al fatto che il contribuente non disponga nel medesimo comune di altro immobile adibito esclusivamente all’esercizio della professione; l’avverbio “esclusivamente”, contenuto nella norma, deve leggersi in contrapposizione all’avverbio “promiscuamente”, coerentemente con la ratio legis, che evidentemente riconosce una deduzione pari al 50% della rendita catastale nei soli casi in cui il professionista utilizza un bene immobile promiscuamente per l’esercizio dell’attività dell’impresa e per il proprio uso personale o familiare, subordinandola alla condizione che egli non disponga di un altro immobile nello stesso comune, ove svolga esclusivamente l’attività professionale.

Start-up innovative: come funziona il voucher 3I


Definite le modalità di attuazione del voucher 3I rivolto alle start-up innovative per incentivare gli investimenti nell’innovazione (Ministero Sviluppo Economico – decreto 18 novembre 2019).

Il voucher 3I è è stato introdotto per supportare la valorizzazione del processo di innovazione delle start-up innovative, nel periodo 2019-2021, e consente di acquisire i servizi di consulenza relativi:
– all’effettuazione delle ricerche di anteriorità preventive e alla verifica della brevettabilità dell’invenzione;
– stesura della domanda di brevetto e di deposito presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi;
– al deposito all’estero di una domanda che rivendica la priorità di una precedente domanda nazionale di brevetto.


I servizi possono essere:
– richiesti anche in forma disgiunta e per ogni servizio è possibile ottenere il voucher al massimo in relazione a tre diversi brevetti per anno;
– forniti esclusivamente dai consulenti in proprietà industriale e avvocati, iscritti in appositi elenchi predisposti rispettivamente dall’Ordine dei consulenti in proprietà industriale e dal Consiglio nazionale forense sulla base di criteri e modalità fissati dal direttore generale per la lotta alla contraffazione – Ufficio italiano brevetti e marchi del Ministero dello sviluppo economico.


L’importo del voucher 3I è concesso nelle seguenti misure:
– servizi di consulenza relativi alla verifica della brevettabilità dell’invenzione e all’effettuazione delle ricerche di anteriorità preventive: euro 2.000,00 + IVA;
– servizi di consulenza relativi alla stesura della domanda di brevetto e di deposito presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi: euro 4.000,00 + IVA;
– servizi di consulenza relativi al deposito all’estero della domanda nazionale di brevetto: euro 6.000,00 + IVA.